Imparare a memoria i canti della Commedia

Imparare a memoria uno o più canti della Commedia è molto più facile di quello che comunemente si crede. Dante ha scritto con il preciso intento che i suoi versi fossero memorizzabili. Adopera, a tale scopo, gli strumenti che la tradizione culturale aveva messo a sua disposizione, in particolare quelli delle tecniche di memoria elaborate dall'oratoria latina e reinterpretate dal cristianesimo.

Lettura mormorata
E' la prima da fare. Si pronunciano a voce bassa le parole via via che si legge, per sentirne il suono, rimuginandolo fra sé e sé, senza alcuna attenzione all'espressività, all'intonazione, senza voler imitare attori famosi. Alla lettura di un canto servono 10-12 minuti. In questo modo si inizia a scoprire un lato altrimenti poco evidente della creazione dantesca: la sua musicalità. Del mondo meraviglioso e sconosciuto nel quale si sta entrando si percepiscono solo frammentari bagliori. La comprensione del testo, in questa fase, è di sicuro insufficiente e questo può rendere questa iniziale tecnica di lettura faticosa, imbarazzata, proprio come Dante nei primi canti dell'Inferno. Ma non c'è da preoccuparsi: questo imbarazzo è normale ed è la più onesta premessa per il suo superamento. La comprensione è un processo lungo e graduale.

Lettura delle note
Alla lettura mormorata, da ripetere una mezza dozzina di volte, può seguire la lettura delle note. Si scelga una buona edizione, dove si potrà trovare la spiegazione di certe parole tipiche dell'italiano di allora ma oggi cadute in disuso, la descrizione di certi avvenimenti e personaggi più o meno storici ai quali il testo fa riferimento, quella di fiabe popolari dell'epoca, di modi dire, e di strutture sintattiche non sempre evidenti. Le note che vogliono spiegare il "vero" significato delle cosiddette allegorie non sono molto utili. Vi sono canti trascurati, come per esempio Inferno XI, dove si trovano le migliori spiegazioni, date da Dante stesso.

Lettura sostenuta
E' una lettura da fare ancora per sé stessi, ora a voce alta, come se si stesse parlando a qualcuno che non c'è. Come si insegna nelle scuole di recitazione agli attori alle prime armi, in questa fase si può imparare a sostenere la voce con il diaframma, a trovare i punti delle prese di fiato, a pronunciare distintamente tutte le sillabe, a distribuire i silenzi là dove il testo li richiede, eccetera. Si potrà iniziare a sentire così il suono della lingua nella sua pienezza, la musicalità che la Commedia pare trovare nel mondo reale. Ci sono versi plastici, che sembrano rispecchiare cose: qui si sente divampare un fuoco; lì un temporale diventa una inondazione e tutto travolge, porte si inchiavano, tuoni seguono fulmini. Le sorprendenti onomatopee, le rime e il metro aiutano i canti a passare nella memoria. Ma la vera chiave, anche per questo, è la lettura ad alta voce, perché ciò che si memorizza sono gli atti di fonazione. L'osservazione della precisione terminologica per i dettagli concreti permetterà di passare alla fase successiva, che presuppone la conoscenza a memoria e, dunque, la capacità di richiamare i versi nelle situazioni e nei luoghi più diversi.

Declamazione edificante
Grazie anche alle molte indicazioni tattili, materiali, coloristiche, si cominciano a vedere sequenze di immagini. In questa fase l'attenzione potrà concentrarsi sui dettagli letteralmente costruttivi. Terra, muri, archi, porte, vegetazione, acqua, roccia, sabbia, luci, odori assumeranno una importanza uguale e spesso superiore ai versi più famosi. Queste ripetizioni permettono di individuare corrispondenze fra diversi luoghi, di iniziare a vedere il profilo di una architettura più ampia, fatta di elementi che si corrispondono e si spiegano reciprocamente. Prende forma e significato così un insieme ordinato di luoghi, un grandioso edificio: è quello della "mente locale".

Le anime
Tali luoghi "funzionano" come sistema di memoria solo se abitati. Ecco acquistare un senso funzionale le figure incontrate, le parole pronunciate, i dialoghi, i gesti. Inizia così anche a venire in luce un aspetto delicato: la conoscenza approfondita, personale di Dante e degli altri caratteri incontrati, a volte descritti con pochissime parole (è il "parlare onesto" di Farinata, Inferno X), ma sempre straordinariamente pregnanti. Dicendo e ridicendo il viaggio e le diverse situazioni in cui il poeta si viene a trovare, le sue reazioni, quelle di Virgilio, quelle delle altre figure, si inizia a percepirne l'umanità, un po' come negli affreschi di Giotto si percepisce quella dei personaggi ritratti. La luce dell'umanesimo illumina ormai un quadro nel quale il lettore può iniziare a vedere sé stesso: Dante gli ha mostrato come fare: nella Commedia egli è il personaggio romanzo per antonomasia, che si considera parte della narrazione, che mai se ne astrae. Egli usa sé stesso come esempio per indurre anche il lettore a trarre dal racconto la lezione concreta, pragmatica. Può così mostrare al lettore come si cade e come ci si rialza.

La grazia dei dettagli
Dal gioco dei quadri presenti nella memoria proviene ormai una luce che illumina il quadro della esperienza personale del lettore. In questo confronto personale e privato, i più minuscoli elementi del testo si rivelano in tutta la loro grazia, come per esempio la preoccupazione della Pia (Purgatorio V) per il riposo di Dante dopo la "lunga via". Dante è ormai diventato un fidato compagno di strada dal quale non ci si vorrà più separare. Nella dimora privata, dove echeggiano di quando in quando le parole dantesche, a voce mormorata o sostenuta, i personaggi e Dante stesso diventano presenze familiari, chiamandosi l'un l'altro con le voci di casa. In questa fase ci si accorge che certi concetti, certe espressioni, certe figure dicono in modo ineguagliabile l'esperienza segreta di ognuno. La parola prende vita autonoma, come aggrappandosi alla vita del lettore. Essa si mostra allora in tutta la sua maestà.

Dizione magistrale
Solo colei, o colui, che tali doni ha saputo accogliere, sa offrirli ad altri. Nelle città d'Italia si incontrano, di quando in quando, persone che hanno con Dante un rapporto personale e privato. E' dalla loro viva voce che si può sperare di ascoltar sorgere improvvisa una dizione, nella quale, come in quella dei grandi attori, la pronuncia delle parole è sostenuta dalla corporeità di una esperienza personale che si sa irripetibile e non altrimenti comunicabile. Sembra che lo stesso Dante abbia voluto aprire questo spazio monumentale ad una preziosissima tradizione orale. Sembra che egli suggerisca ai suoi lettori la gioia di imparare i suoi versi e di dirseli e spiegarseli l'un l'altro. Egli offre le parole parole di straordinaria bellezza e lascia ai suoi lettori il compito di fornirle del loro vero significato.

Trasumanar significar per verba
non si potria. Però l'essemplo basti
a cui esperïenza grazia serba.

Paradiso, I, 70-72